Il segreto dell’Airone

Nella luce opaca delle lanterne di riso, lo stilo scricchiolava sul quadrato di carta rossa. Due ideogrammi, tre, quattro: Sakura, bocca di ciliegi in fiore. Sei, sette, i suoi piedi, gli steli del loto. Otto e nove, il suo odore di bucato fresco. Dieci, undici e dodici, “Fuggite con me sulle isole del vento. Lascio il tempio. Aspetterò stanotte al vostro cancello”. Tredici, “Voglio regalarvi il segreto della felicità”. Quattordici, “Qui lo dono a voi, come mio pegno”. L’haiku fiorì nella danza dell’inchiostro. La felicità spiegata in una manciata di kenji.

Lo piegò a metà e poi ancora a metà. Piegò un angolo e quello opposto. Ribaltò gli strati, piegò a monte e a valle. Piegò a libro e poi a ventaglio. L’airone nacque dalla danza delle dita, il più perfetto mai piegato. Soffiò sotto le ali, e il suo segreto volò a est.

Atterrò sul palmo di Sakura due giardini più in là, ma l’incanto della perfezione fu più forte della curiosità: “Che nessuno lo disfi, che voli sempre al mio fianco”. Lo tuffò nella resina di mandorla e lo sigillò per sempre. Il monaco salpò da solo per le isole del vento, ma l’airone sussurra ancora il suo segreto all’orecchio attento, quello che sa ascoltare il silenzio.

 

Carmen

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